L'Immaginazione Immortale - Teatro Civico di Vercelli

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La Stagione
Venerdì 27 Novembre 2015 - Ore 21
Omaggio a Massimo Troisi

Con Giancarlo Giannini 
Uno spettacolo di Gian Paolo Mai
L’Athanor Eventi, agenzia di produzione e distribuzione di eventi sul territorio nazionale, è orgogliosa di presentare al pubblico un progetto esclusivo e finora mai realizzato: a vent’anni dalla scomparsa di Massimo Troisi ,Gian Paolo Mai con l’affettuosa collaborazione del maestro Giancarlo Giannini propongono uno spettacolo per ricordare la personalità poliedrica di uno dei nostri attori migliori, che, con la sua scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile. Lo spettacolo vede come protagonista Giancarlo Giannini che ripercorrerà con la sua presenza e la sua straordinaria voce il percorso artistico e umano di Troisi. In scena si alterneranno, momenti di narrazione, di interpretazione, contrappuntati da un’inedita colonna sonora eseguita dal vivo e da immagini filmiche in una sorta di melologo multimediale che disegna un percorso, un sentiero, su cui scorrerà la carriera artistica di Troisi, dai primi passi ai grandi successi cinematografici. Un recital che vuole essere un omaggio ed un affettuoso e commosso ricordo che affida alla poesia, alla musica, alle sue parole e alle immagini, il compito di comporre l’immenso e mai compiuto puzzle della personalità poliedrica di Troisi . Un'operazione mai realizzata, in cui Giannini sarà affiancato dallo stesso Gian Paolo Mai e dal talento di Licia Missori e Cristian Nevola che nel percorso musicale dello spettacolo renderanno un affettuoso omaggio a Pino Daniele, legato a Troisi da una grande amicizia, da una intensa collaborazione artistica e dal medesimo destino . Lo spettacolo ha debuttato con successo nella stagione teatrale estiva 2014 al Giffoni Teatro Festival.



Giovedì 21 Gennaio 2016 - Ore 21
Notturno di Donna con Ospiti

Con Giuliana De Sio e con Gino Curcione, Rosaria De Cicco,
Andrea De Venuti, Mimmo Esposito, Luigi Iacuzio.
Regia Enrico Maria Lamanna.
Una casa a due piani nella periferia di una metropoli: Adriana porta avanti la sua esistenza, nel caldo afoso, tra canzoni e note di un pianoforte, con un marito, Michele, che lavora di notte e ritorna a casa all'alba. Una sera accade che strani individui, temuti e desiderati da troppo tempo, si introducano in casa. Improvvisamente riaffiorano senza una logica i ricordi, angoscianti fantasmi del passato, che provocheranno in Adriana una reazione atroce, insensata, ma a lei necessaria per fuggire da quella prigione grigia e ossessiva. Un progetto in definitiva che segna l'ideale ricostruzione del discorso su Ruccello, sulla violenza e modernità delle metropoli: è un viaggio che Ruccello aveva intrapreso nel quotidiano attraversato e contaminato dal thriller, nonché nel panorama desolato della periferia urbana, dei ghetti degradati, tra le tv locali e le radio libere. Un percorso apparentemente triste, che però viene ravvivato ora da una miscellanea di sentimenti, ora da involontaria comicità. Una serie di colpi di scena con un occhio al cinema "thrilling” anni '70, per intendersi di Scorsese e di Kubrik. I canoni sono sempre gli stessi: il luogo isolato, il protagonista barricato all'interno, la minaccia esterna che semina orrore e sgomento fino ad un catartico finale… Elementi che la mano del regista ha saputo cogliere nei loro aspetti più significativi da dentro questo testo percorso, come è nello stile dell’autore, da un coacervo di sentimenti contrastanti.
Giovedì 25 Febbraio 2016 - Ore 21
Medea

di Jean Anouilh
con Barbara De Rossi, Tatiana Winteler, Francesco Branchetti, Lorenzo Costa, Fabio Fiori.
Regia Francesco Brachetti
Medea  di Jean Anouilh  è una grande tragedia senza tempo, una tragedia d’amore e di odio, un contenitore di immagini straordinarie e ricche di fascino, universali e sempre moderne, ed è la storia di una condizione esistenziale estrema.  Medea  è un personaggio straziato e dolente, in lei le passioni  più oscure e potenti dell’animo si oppongono ai dettami della “società” che la circonda, trascinandola nella  più totale solitudine. In scena  il conflitto tra due mondi uno magico e straordinario, l’altro razionale e pragmatico. Medea dolorosamente emarginata, vive, insieme alla Nutrice, una condizione di disperata  estraneità  dovuta al suo essere  “barbara” e  “diversa”.  Anouilh  disegna  una donna che sa piegarsi al dubbio, alla debolezza, alla tenerezza, così come rende Giasone un uomo stanco degli eccessi  e del peso di una passione troppo grande. Quando la sua dignità di donna e di moglie le verrà negata, la vendetta sarà  terribile e inaudita.  Medea, sarà emblema dell’amore e insieme della morte e la tragedia vivrà tutta in lei e nella sua prismatica quanto travolgente personalità. 
Giovedì 10 Marzo 2016 - Ore 21
Il grande Dittatore

Con Massimo Venturiello & Tosca
E con Lalo Cibelli, Camillo Grassi, Franco Silvestri, Sergio Mancinelli, Gennaro Cuomo, Nico di Crescenzo, Pamela Scarponi, Alessandro Aiello
Sono passati settantacinque anni da quando Charlie Chaplin, nel 1940, scrisse, diresse e interpretò il suo primo film parlato, “Il grande dittatore”, geniale satira antinazista realizzata quando il Terzo Reich aveva ormai soggiogato metà Europa. Da allora, il mondo è cambiato, e così anche il suo assetto politico, eppure la realtà contemporanea presenta strane e inquietanti analogie: Una crisi economica che ricorda quella del ’29, il crollo delle banche, l’inflazione, la disoccupazione e la depressione… L’incredibile attualità de “Il grande dittatore” risplende ancora oggi come un vero e proprio inno alla libertà, all’amore e alla speranza, come fulgido esempio di coscienza impegnata, di denuncia politica e di condanna verso ogni forma di sopruso.
Il Teatro, quello vero, non insegue paragoni, ma è materia viva, creativa, e questo lo distingue da qualsiasi altra forma artistica. C’è da tremare di fronte al genio di Chaplin allo stesso modo con cui c’è da tremare di fronte al genio di Shakespeare. In quest’ottica, lo spettacolo sarà “altro” rispetto alla versione cinematografica allo stesso modo in cui vuole mantenerne intatta l’ironia, il sarcasmo e l’irresistibile comicità. Un’opera in cui la musica, composta per l’occasione da Germano Mazzocchetti, e le parti cantate, impreziosite dalla presenza di un’artista come Tosca, saranno grandi protagonisti.
Venerdì 22 Aprile 2016 - Ore 21
The Sunset Limited

Con Mamadou Dioumé e Jean Paul Denizon
Scritto da: Cormac McCarthy
Diretto da: Andrea Elodie Moretti
Il Sunset Limited è un treno che attraversa un’intera nazione. Persone salgono, altre scendono, tutte per allontanarsi, trovarsi, fuggire, scoprire o per altri infiniti motivi. C’è chi invece attende il Sunset per togliersi la vita, per tramontare la sua storia sul metallo di un binario.
Una mattina un professore attende il treno… Ma la storia inizia con il professore in casa di colui che, dice lui, l’ha salvato dall’atto estremo. I due si confrontano e si perdono sulle loro visioni di vita e sulle motivazioni che hanno portato il professore verso il suicidio. Ma mentre i due protagonisti discutono, il labirinto di parole ci porta a perderci in domande angosciose: dove siamo, chi è questo salvatore? Perché è così interessato alla sorte del professore? Perché il professore rimane in quella casa e non se ne va, come minaccia tante volte?
In tutto questo, è la Bibbia, come anche il Corano e la parola di Buddha, il testo sacro che regge l’incontro in THE SUNSET LIMITED. Il Sunset Limited vuole ricordare i testi sacri per ciò che sono, ovvero per le parole al loro interno che ci comprendono e descrivono come razza umana, e che ci legano alla vita.
Venerdì 6 Maggio 2016 - Ore 21
La Mia Odissea

Con Mario Zucca & Marina Thovez
E con Grazia Di Mauro,Federico Palumeri, Patrizia Scianca, Gianluca Iacono, Antonio Paiola, Felice Invernici, Mario Finulli.
L’idea di creare un’opera, ispirandosi al vasto tema dell’Odissea, nasce dal desiderio di far rivivere quei miti che già furono fonte di ispirazione per tutta la letteratura occidentale. E da realizzare nella forma in cui  la stessa autrice «sente» di vivere:  il teatro. Nell’Odissea, come in qualunque opera narrata, si concedeva raramente agli eroi il privilegio di parlare. Ne “La mia Odissea”, invece, i personaggi occupano tutta la scena, fanno udire la loro voce. Da Telemaco a Calipso, da Odisseo agli dei dell’Olimpo, da  Penelope ai Proci che l’assediano a Itaca…ma non vogliamo svelarvi altro, sui personaggi in scena. E’ un’opera che va assaporata, ove il mondo di oggi e il mondo antico agiscono su due piani separati, grazie all’ironia nata dalla penna di Marina Thovez: per richiamare ogni tanto il presente, nella mente dello spettatore, ricordando di volta in volta che «quello è un altro mondo». Un mondo poderoso, dove il mito non è solo favola, ma religione.  Così come, durante la lotta Odisseo-Calipso, si percepirà che non sarà semplicemente un duetto d’amore, ma un confronto tra Dio e l’uomo. Appassionanti, tutte le altre  profonde metafore:  come quella che esprimerà Odisseo, nel tentare di tornare a casa mettendosi ancora una volta in mare (primo simbolo di rinascita). O quella del giovane Telemaco, che si metterà invece in mare per la prima volta, alla ricerca di  Odisseo (il divenire «uomo»).   Da Omero, l’autrice ha cercato di imparare a essere spiazzante, dando inoltre alla trama uno sviluppo insolito: traghettando tutto l’impianto drammaturgico, dagli schemi teatrali, a un sorprendente quanto più che realistico montaggio cinematografico. 
Sabato 28 Maggio 2016 - Ore 21
Othello

con Federico Grassi, Marco Alberghini, Mamadou Dioumé
Regia di Marco Alberghini
Shakespeare, l’immortale conoscitore delle vicende umane, l’inventore dell’uomo moderno così come ancora oggi lo pensiamo. Nelle sue opere convergono tutte le scienze universali. Così come la nostra mente, e forse la nostra anima, è imperscrutabile e solo parzialmente esplorata, così lo sono le storie, i personaggi e gli intrecci delle opere shakespeariane. Othello ne è un esempio paradigmatico. Othello: imponente e ieratico condottiero e al tempo stesso persona pura, candida. Gli si contrappone Iago, il grande manipolatore, il tradito traditore, che per vendetta e invidia tira un “gogo” a Othello facendo rotolare la commedia della vita su un paradossale piano inclinato che condurrà ineluttabilmente al disfacimento del tutto, alla tragedia. Othello e Iago: il doppio, il Bianco e il Nero, la duplicità della natura umana. Muovono da punti contrapposti e si uniscono sempre più fino a compenetrarsi, congiungendosi proprio come due amanti. Othello appare perfetto, invincibile e inscalfibile; ma lotta, confligge dentro di sé con la “diversità”, con un senso di inadeguatezza; e Desdemona, la bianca, eterea e pura Desdemona è perfetta per l’amore ideale, emancipante e – potremmo dire – borghese. Ma la relazione non regge l’urto del lerciume umano, appunto perché amore ideale e quindi poco autentico. È il burattinaio Iago a muovere i fili della storia, a disfacere. Iago che ama e idolatra Othello poiché incarna ciò che vorrebbe essere. L’antica storia di Lucifero, anch’egli angelo divenuto opposto, incarnazione del male. È così che si mette in moto quello che Girard chiama “il desiderio mimetico”: “Lui mi piace, lui è felice; lo ammiro, lo invidio, voglio essere anch’io così”. E in queste potenti dinamiche non possono trovare spazio l’amicizia e l’amore, bensì prosperano la rivalità e il conflitto, che cresce sempre più fino a diventare guerra, fino a sopprimere tutto e tutti. L’imitazione è comportamento fondativo dell'agire umano e in questa accezione, non è passiva e depersonalizzante, ma potentemente creativa. E quanta creatività dimostra infatti Iago? “Molto rumore per nulla Generale, molto rumore per nulla”.
2016 - Data da definire
Arsenico e Vecchi Merletti

Con Ivana Monti, Paola Quattrini e Sergio Muniz
Di Joseph Kesserling
Regia di Giancarlo Marinelli
«È giusto aiutare qualcuno a congedarsi dalla vita quando vengono a mancare il sorriso, l’amore o anche solo la speranza della felicità? È giusto proteggere un fratello assassino e uno pazzo ad ogni costo, coprire i loro misfatti in nome del sacro vincolo famigliare? È giusto rivelare ad un figlio adottato in fasce e ormai divenuto un uomo che quella non è la sua famiglia naturale?
Non cercate la risposta in un libro di filosofia, in un trattato di sociologia e nemmeno tra le vette dipinte da Shakespeare o da Strindberg. Non cercate la risposta nella tragedia greca, né nella disgraziata famiglia del Commesso Viaggiatore. Troverete tutto, invece, in “Arsenico e Vecchi Merletti” di Joseph Kesselring, un capolavoro che è ad un tempo giallo e commedia; operetta morale e macchina comica, dove si pensa con il sorriso e si sorride con il pensiero.
Pensate un po’ che, da bimbo, mia madre me la raccontava come una favola: “C’era una volta un grande casa con due vecchie signore, un cimitero, una cantina, un matto che suona la tromba e un mostro alto due metri…”. Mia madre finiva la storia e io le chiedevo: “Ma la morale? Qual è la morale?”. Lei non mi rispondeva.
Venite a teatro. Sarò io a raccontarvi questa favola. Ma non la morale. Quella la racconterete voi a me.»
(Giancarlo Marinelli, il regista)


 
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